27 Luglio – Alessandro Cannavò

Il caldo in questa domenica si fa sentire sin da quanto verso 8 lasciamo Viterbo dopo aver percorso (più o meno volontariamente) il perimetro delle sue mura. La strada per Vetralla comicia con vie secondarie piacevolmente ombreggiate con i filari e prosegue per i campi. Qui mi colpisce un’edicola votiva con i santi Ilario e Valentino, protettori di questi luoghi:  la sua naivité si sposa con l’ambiente agreste. Finiamo piacevolmente in una distesa di erba medica e dal mare violaceo si erge una tomba etrusca che perlustriamo con l’aiuto delle torce. Piu tardi passiamo una serie di colline coltivate a ulivo ma finito l’incanto bucolico, ci troviamo a camminare molto accaldati in una lunga strada bianca parallela alla Cassia. Il problema della giornata si manifesta subito ben chiaro. Non ci sono fontane e fontanili: insomma, non c’è acqua lungo il percorso. Quando sta per scarseggiare, ci decidiamo di entrare in una villa per chiedere di approvvigionarci al rubinetto dell’irrigazione. Dopo una comprensiile diffidenza iniziale, una signora ci porta oltre all’acqua imbottigliata, una sprite formato famiglia e alcune susine. Suo marito intanto chiede informazioni sul nostro viaggio e quando, grati per l’accoglienza, ci congediamo, il suo saluto è pieno di emozioni: “Sapete, vi invidio un po’”. Forse non l’avrebbe detto se avesse camminato per tutti i 27,7 km della giornata con un arrivo stile gran premio della montagna al convento che ci avrebbe ospitati. Ma la Francigena è questa. E basta una doccia per scrollarsi via le sofferenze.

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