Francesco Littera – Chiaravalle della Colomba – Medesano
17 settembre 2008
Aprendo la porta del convento, mi è apparsa una luna bianca, luminosissima. Oggi ho deciso di partire presto. Le strade sono praticamente deserte. Coltivazioni di trifoglio, prati e campi di mais. Niente di particolare. Scavalco l’autostrada A1, l’Autostrada del Sole, sul viadotto. Sotto di me centinaia di veicoli sono in viaggio. Il primo tronco (Milano-Parma) fu inaugurato l’8 dicembre 1958, 50 anni fa. Anch’io sto seguendo una mia personale “autostrada del sole”. Il sole, rosso fuoco, sta sorgendo dietro una fila di alberi. Rosso lui, bianca la luna che sta alle mie spalle. Sembrano due amanti che non riescono mai ad incontrarsi, ma solo a vedersi in distanza. In mezzo a loro, il pellegrino, cioè il sottoscritto, sempre solo. Una condizione, però, che non mi sta pesando affatto. La pianura Padana ormai sta per finire. Con Fidenza il percorso sarà più movimentato. Il palazzo dei Granduchi, il Duomo, la torre medioevale. Fidenza è bella e ospitale. Fuori dell’Ufficio del Turismo uno stendardo della Via Francigena, Cammino d’Europa. Entro e vengo accolto molto gentilmente dalla signora Paola. Mi scatta una foto davanti al Duomo, purtroppo oggi chiuso per lavori all’interno, per pubblicarla sulla rivista della Via. Un ciondolo in terracotta, raffigurante un antico pellegrino con tanto di bordone e sacco, è un omaggio che mi viene fatto e che apprezzo molto. Una gentilezza che va al di là di un dovere istituzionale e che apre il cuore all’uomo, più che al pellegrino. Le colline iniziano. Le discese ardite…e le risalite; nella mente la canzone di Lucio Battisti. Alcune salite, non più abituato, sono faticose, ma, almeno per il momento, non rimpiango la pianura. Il panorama che si apre davanti allo sguardo è, di per sé, qualcosa di incantevole. Prati verdi, campi arati con varie sfumature di colore, strade sterrate sulle creste delle colline. Mi voglio fermare a godermi questo paesaggio. Noi umani siamo attaccati alla terra, forse è per questo che cerchiamo luoghi in alto per spaziare il nostro sguardo verso l’orizzonte. Schiena appoggiata ad una quercia, mi godo un tempo indefinito di pace e di calma. Poi giù per l’ultima discesa a rotta di collo, quasi volando, nonostante oggi siano quaranta i chilometri. Medesano, oratorio Don Bosco, un altro gioiello di accoglienza e disponibilità. Daniela, una giovane mamma, animatrice dell’oratorio e del piccolo bar all’interno, mi dà tutti i ragguagli. Un caffè e un gelato. Non vuole soldi, perché per i pellegrini, dice, è tutto gratis. Lascio comunque un’offerta, e i motivi sono facilmente intuibili.
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