13 Agosto – La storia più bella e quella più brutta

Se il tuo Dio è ebreo, la tua auto giapponese, la tua pizza italiana, il tuo gas algerino, il tuo caffè brasiliano, le tue vacanze marocchine, i tuoi numeri arabi, le tue lettere latine…
… come hai deciso che il tuo vicino è straniero?
(manifesto appeso sulla porta della cucina dell’Albergue di Najera)

Mentre sistemo i sacchi dell’immondizia fuori dall’ostello vedo in lontananza uno strano tipo che spinge una bicicletta carica di sacchetti di plastica. Da lontano sembra un vagabondo senza casa, mi vede e mi chiede “donde està el Camino”? Glielo indico parlando italiano, e inizia a parlarmi italiano anche lui. Capisco che è un pellegrino di cui Maite mi ha già parlato ieri, che ha trovato una vecchia bicicletta lungo il Cammino e la usa per trasportare i bagagli, visto che il suo zaino si è rotto. Mi chiede aiuto, durante la notte ha bevuto qualche bicchiere (o forse qualche bottiglia) di troppo ed è caduto, ferendosi la testa.
Lo faccio accomodare nell’Albergue, e metto da parte la mia facile impressionabilità per ripulirgli il brutto taglio con l’acqua ossigenata, e poi medicarlo. Intanto Marco, aiuto cuoco di Augusta, Sicilia, mi racconta un pezzo della sua storia. Sta frequentando un corso di cucina a Roma, per “passare di grado”. Aveva un mese libero e si è messo in cammino. Lo fa per motivi religiosi, ma anche “per motivi suoi”. Mi mostra orgoglioso il braccialetto che ha comprato a Lourdes, insieme a una madonnina con l’acqua benedetta, che riporterà a sua madre, quando tornerà da Santiago. Viaggia con pochi soldi e dorme sempre all’aperto, e ciò gli sta creando qualche problema con la polizia.
Marco non è che l’antipasto della giornata più intensa di tutto il periodo, in cui la più bella e la più brutta storia si sfioreranno, senza incontrarsi.
Iniziamo dalla storia più brutta: in mattinata il tassista ci porta due zaini. Noi li sistemiamo in un angolo e come di consueto prendiamo nota dei nomi dei proprietari, che dovranno attendere le sei del pomeriggio prima di registrarsi, dando la precedenza ai pellegrini più stanchi di loro. I due pellegrini “superleggeri” arrivano tra i primi. Sono due atletici quarantenni che potrebbero benissimo portarsi il bagaglio sulle spalle. Inoltre di sicuro i soldi per pagare l’Albergue privato non gli mancano, visto che hanno appena speso sette euro a testa per pagarsi il trasporto. Gli diamo quindi il numero dell’altro ostello, lo chiamano, trovano subito posto, e per noi quindi tutto è risolto. Ma non per loro: tornano da me e mi chiedono un modulo per i reclami. Non lo abbiamo, non siamo un hotel privato, gli spiego; cerco anche di fargli capire le motivazioni della nostra regola, e che comunque lui il letto l’ha trovato. “Certo”, mi risponde, “ma lo devo pagare, mentre qui non avrei pagato”! E se ne va furibondo, promettendomi che tornerà verso sera per compilare il modulo di reclamo.
L’Albergue si riempie, fa un caldo terribile nonostente l’aria condizionata, e verso le cinque Filippo mi chiama per risolvere un problema. E che problema…
Alla reception c’è un signore dall’aria trasandata, i capelli lunghi, il sorriso sgangherato. Parla spagnolo con accento francese. Mi spiega che sta percorrendo il Cammino di Santiago con un amico tetraplegico, che lo aspetta fuori su uno speciale furgone. Sono già stati in tre Albergue che non avevano la possibilità di accoglierli, e il suo amico non ce la fa più, sta male per il caldo. Gli spiego che non abbiamo posto, che a Santo Domingo c’è una stanza studiata apposta per i disabili, ma non c’è niente da fare: devono fermarsi a Najera, Rudolph, il teraplegico, non può sopportare un’altro viaggio.
Allora gli consiglio di andare al Fronton, il palazzetto dello sport, ma Hubert, che dietro il look da paleofreak nasconde un carattere deciso e una capacità organizzativa non comune, mi spiega che Rudolph deve dormire su un letto speciale, che deve essere connesso alla presa elettrica. E soprattutto ha bisogno di privacy, perché non può nemmeno essere portato in bagno, e dipende da Elena, la sua badante, per ogni minima necessità.
Non c’è altra scelta: faccio vedere a Hubert e Elena lo stanzino in cui dormiamo io e Filippo. I due si illuminano: va bene. E va bene anche a noi, che ci mettiamo alcuni minuti per liberare la nostra tana dal disordine che regna dopo dodici giorni di permanenza.
Hubert viaggia con un grande furgone con piattaforma mobile, carico come un autobus africano. All’ombra del pulmino ci aspettano Rudolph, accaldato sulla sedia a rotelle, insieme a Francoise, un silenzioso frichettone, e due bellissime bambine, Neige ed Eva, figlie di Hubert.

Hubert e Francoise scaricano il furgone

 
La preparazione della stanza è molto più lunga di quanto si possa pensare: i ragazzi devono scaricare moltissimo materiale, il materasso speciale, il letto super tecnologico, un tavolinetto da ospedale, e una quantità di attrezzi le cui funzioni sono difficilmente comprensibili da una persona in buona salute.
Nel furgone scorgo un altro oggetto misterioso. Non credo ai miei occhi: è una specie di portantina con una ruota da motorino. E’ la Joelette, una rivoluzionaria sedia a rotelle progettata da un ex alpinista, per consentire ai suoi (purtroppo numerosi) colleghi  paraplegici, di tornare sui sentieri. Una sorta di portantina hi-tech, che si muove grazie alla forza di due persone: Francoise, l’uomo chiamato cavallo, la traina con uno speciale imbrago; Hubert la spinge e la guida.
Nel pomeriggio Hubert e Francoise scaricano la Joelette e la montano orgogliosamente: uno dei loro obiettivi è dimostrare che grazie alla tecnologia, alla volontà e alla solidarietà le persone disabili possono raggiungere obiettivi straordinari.

Il montaggio della Joelette

 
Maite, al suo ritorno da Santo Domingo dove ha trascorso il pomeriggio libero, si emoziona come me osservando la variopinta tribù e ascoltandone la storia.
Io e lei ce ne andiamo al ristorante, lasciando Filippo a presidiare l’Albergue. Camminiamo silenziosi tra le vie di Najera, con l’animo in subbuglio per ciò che abbiamo appena visto, felici per aver potuto dare un piccolo contributo a un’impresa folle e meravigliosa.
Arriviamo al ristorante, e l’incanto viene interrotto da una telefonata di Filippo: i due pellegrini superleggeri sono tornati all’Albergue, e non trovando il modulo dei reclami lo hanno minacciato, urlando che ci denunceranno alla polizia. Torneranno tra mezz’ora, ci dice spaventato.
Io e Maite ci facciamo una risata. Torniamo all’ostello con tutta calma e troviamo sulla soglia Hubert e Francoise. Gli raccontiamo l’accaduto, e non gli sembra vero di avere la possibilità di spiegare a due imbecilli il significato profondo del pellegrinaggio.
Ma non torneranno, dice Hubert. Qui, ora, c’è troppa forza.
Io e Maite ci guardiamo negli occhi, sorridendo felici. E’ vero, non torneranno.
Ed è vero anche che stasera ci sentiamo più forti.

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Una risposta to “13 Agosto – La storia più bella e quella più brutta”

  1. Viaggi a piedi e in bicicletta - itinerAria » 12 Agosto - Solo chi arriva lo sa said on 24 ago 2009 at 9:52 pm #

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